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dei tempi

aprile 30, 2012

Canzone degli addii

 

 

Ci siamo abbracciati sotto l’arco

che s’apriva nella piazza

soli noi come fummo spesso

e insieme a tanti nel nome faticato

dell’amore

e l’addio è stato una formalità

c’era un a rivederci fra le stelle

nella notte fredda nitida e brillante

che ci trapassava il petto

 

non dolore non doveri non averi

un addio senza colonne da ragionieri

così come fanno i ragazzi che

si piangono sulle spalle e s’aggrappano

alla maglia quasi forse un’ancora

dopo l’addio nel mare aperto

alle burrasche alle onde alte

allo strillo di gabbiano sgraziato

sopra il ventre azzurro

che ci volle uomini e pesci

uccelli e insetti fiori e biancospini

 

ci siamo abbracciati nel sonno

ancora tante volte per ritrovarci soli

in un’alba irriverente che non si cura

della tazzina sbrecciata  del caffè amaro

anima mundi l’amore con dentro

tutto il dolore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canale di Sicilia

 

 

 

I pescecani sentono da miglia e miglia di distanza

l’odore della paura che viene dai disperati

 

si imbarca acqua copriti sorella e tu bimbo

qui stretto fra le mie braccia – chiudi gli occhi

non guardare in faccia la morte . Ha gli occhi cattivi

noi non abbiamo più niente per quietare la sua fame.

 

Da schermi digitali quasi in diretta scene di delitto

cadono ad uno ad uno poi a gruppi fra flutti scuri

migranti dalla pelle nera bellissimi occhi di bambini

pieni di stupore –non avevano saputo che litalia

entrasse nei polmoni a riempire alveolo su alveolo

senza respiro ma  in tempo per vedere il tuo braccino

in bocca al pescecane.

 

E poi il buio. O canti della mia gente o danza di piedi

o fame e zanzare e mosche vacche dai fianchi magri

e le mie mamme -dove sono le mamme ………

 

Ma tu griot continua a cantare canta non cessare

la poesia dei semplici ha vite da salvare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al tempo del Pifferaio

 

 

Non respingete questa bandi di fiati

un po’ stonati che procede saltellando

per accompagnare il pifferaio di Hamelin

 

sono morti i topi sono morti fra i flutti

invano cercando una riva da risalire

hanno ingoiato do re mi la si diesis

acuminate biscrome e semibrevi

 

sono stati in massa trasportati là dove

finisce il fiume nelle forre dove interrato

corre fine alle foibe per l’ultimo squittio

 

o poter respingere questa banda di fiati

con naso rosso dei clown la bocca grande

e bianca che sogghigna mentre segue

la processione ridente dei bambini

che la musica dei pifferaio ha incantato

 

ad uno ad uno nel fiume si sono gettati

in una gara di tuffi a morte gridando gioia

e i clown hanno lanciato i nasi e i fiati

 

le lacrime finalmente hanno lavato la biacca

i bambini vanno cadaveri alla foce

 

il pifferaio non ride neppure s’addolora

ho solo raccontato la fiaba fino alla bad end.

 

 

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